Grazie alla sostenibilità, la finanza ha ritrovato la sua funzione sociale

Stamane, a Bruxelles, si gioca senza dubbio una partita per il futuro dell'uomo sulla Terra.

Di cosa si tratta? Di un vertice che riunisce le superpotenze nucleari? Di un congresso di esperti in biodiversità incaricati di salvare tutto il salvabile?

No. Nulla di tutto ciò. Oggi ha luogo il lancio del piano d'azione della Commissione europea per la finanza sostenibile, in presenza del presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron. È difficile per i più immaginare come "il futuro dell'uomo sulla Terra" possa essere strettamente o remotamente legato a un evento apparentemente innocuo e, paradossalmente, legato nel suo stesso titolo alla finanza.

Eppure è così. A dieci anni dal vacillamento dell'equilibrio economico del pianeta, non è più raro, ed è una fortuna, che la finanza si fregi di epiteti quali "sostenibile", "verde" o "responsabile". Senza discutere della realtà effettiva, trasversale e assoluta di questa ritrovata moralità, ci si rallegra del cammino percorso. È certamente il minimo, forse, ma era una cosa ovvia dieci anni fa?

Oggi, quindi, a Emmanuel Macron, che ha fatto della lotta al riscaldamento globale uno dei punti di forza della sua presidenza, è stato presentato il nuovo quadro finanziario proposto all'Europa. Con un obiettivo chiaro: contribuire alla costruzione di un'economia più verde e più sostenibile e onorare l'obiettivo del clima sancito dall'accordo di Parigi. In altre parole: come incoraggiare il finanziamento di progetti che consentiranno all'Europa di arginare il riscaldamento climatico? O ancor più semplicemente: come orientare il capitale verso il bene comune?

Questa domanda è ora sulla bocca di tutti gli attori della finanza. Per conseguire l'obiettivo saranno necessari dieci anni di introspezione. Certamente, la trasformazione è ancora in fasce e non si realizza ancora in modo uniforme, il che è abbastanza normale. Ai primi passi in Asia e nascente negli Stati Uniti, in Europa si fa già sentire in tutti gli strati dell'industria.

Sotto l'impulso di un numero crescente di investitori illuminati, i meccanismi di finanziamento dell'economia, in particolare delle imprese, stanno cambiando. Radicalmente e per molto tempo. Gli investitori già oggi concedono un premio ai progetti "sostenibili", alle visioni a lungo termine e alle società consapevoli, attive e altruiste. Vogliono essere in grado di valutare l'impatto dei loro investimenti. Chi opera per loro, in primo luogo i gestori patrimoniali, ha la responsabilità di proporre modi per farlo e soluzioni per guidarlo verso una crescita sostenibile e un'economia inclusiva.

La Commissione europea va elogiata per la rapidità con cui è riuscita a creare una proposta ambiziosa che non sarà nulla senza una politica economica altrettanto proattiva. La finanza europea ha tutto da guadagnare cogliendo questa opportunità e rafforzando, grazie al piano d'azione, la propria supremazia in materia di finanza sostenibile: contribuendo a fare dell'Europa una terra d'accoglienza per gli investimenti sostenibili e per le tecnologie a basse emissioni di carbonio affermerà la propria legittimità e tecnicità per i decenni futuri.

Nel nostro tempo in cui il mondo è costretto, per evitare l'irrimediabile e per preservare l'eredità delle generazioni future, a cambiare profondamente le abitudini di consumo, le azioni di ognuno devono integrare una dimensione superiore. Attraverso la nozione di finanza sostenibile, l'industria della finanza ha saputo ritrovare tutto il senso della sua utilità sociale. Ora intende essere un attore chiave di questa visione.

Naïm Abou-Jaoudé è CEO di Candriam, una delle principali società europee di gestione patrimoniale, e presidente di New Life Life Investment Management International