Pur riconoscendo un ambiente di crescita globalmente indebolito in questa transizione all'anno nuovo, ci aspettiamo una certa ripresa dell'impulso di crescita nei trimestri a venire. L'economia USA sta attraversando un temporaneo momento di stanchezza e Candriam prevede che il PIL USA cresca quest'anno dell'1,9%, seguito da un 2,4% nel 2017. La nostra visione dei fondamentali a medio termine rimane pertanto costruttiva, anche considerando un dollaro più debole, che rafforza le scorte di commodities e allevia un po' la pressione sulle divise dei paesi emergenti. A questo proposito, notiamo che i mercati non premiano alcun aumento dei tassi dei federal funds prima del 2017. Vale la pena di notare che nelle ultime settimane gli attivi dei paesi emergenti stanno sovraperformando. Abbiamo captato questa sovraperformance mediante esposizioni al debito emergente, in valute sia locali sia forti.
Negli USA, due terzi delle S&P500 hanno già reso noti i risultati del 4o T 2015. Nel complesso, il 77% è superiore alle aspettative (che peraltro erano state riviste al ribasso), l'1% è in linea con le previsioni e il 22% è sotto. La lezione principale di questa stagione di risultati è che non ci sono campanelli di allarme. Ma i mercati finanziari, avendo altra carne al fuoco, si spostano da una tematica all'altra.
Negli ultimi mesi si sono spostati da una classe di attivi all'altra, sempre prestando attenzione a un ritorno minimo dell'investimento. In questo contesto, i mercati del credito high yield sono stati messi sotto pressione in dicembre dopo che un fondo USA specializzato si è ritrovato a corto di liquidità. L'attenzione è passata rapidamente ai mercati valutari e ai problemi delle autorità cinesi per alleviare la pressione estera sulla svalutazione del Renminbi. A gennaio, la pressione si è intensificata per l'eccesso di offerta di petrolio, che ha fatto crollare il Brent del 25% in solo tre settimane. Dopo di che, l'attenzione si è spostata sul settore bancario europeo, dove i corsi attuali valorizzano le banche dell'Eurozona quasi al 50% del loro valore contabile.
Secondo noi, i mercati dovrebbero rivisitare alcuni di questi temi nelle settimane a venire, in particolare quello dell'equilibrio del mercato petrolifero visto che l'attuale eccesso di offerta non è destinato a scomparire dal giorno alla notte ma piuttosto nel corso del 2o T 2016. Peraltro, siamo preparati all'emergere di nuovi temi nelle prossime settimane. I temi politici, come il dibattito sul Brexit e le prossime elezioni presidenziali USA, dovrebbero richiamare maggiore attenzione – e potenzialmente istigare nuovi timori.
Il 'super martedì' del 1o marzo si presenta come una data importante. Terremo sotto osservazione anche i segnali dei mercati valutari e delle materie prime: una consolidazione dei prezzi delle commodities, coniugata a un dollaro debole, sarebbe un passo importante verso la stabilizzazione degli attivi a rischio.
In termini di posizionamento, abbiamo deciso di ridurre tatticamente le azioni dell'Eurozona e USA, posizionandoci in lieve sottoponderazione azionaria rispetto al benchmark. Manteniamo esposizioni lunghe sullo Yen giapponese e sulle divise correlate alle materie prime come il dollaro canadese, mentre ci siamo accorciati sul dollaro USA aspettandoci una Fed più prudente rispetto alla scaletta prospettata a dicembre. In questo contesto, la nostra esposizione al debito dei paesi emergenti non dovrebbe destare preoccupazioni.
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