E adesso cosa accadrà?
- Ci sono novità in campo economico?
Le prospettive a breve termine sono migliorate. L’Italia è in chiara ripresa e l’andamento del mercato del lavoro è diventato più propizio, anche se il tasso di disoccupazione resta alto. Tutti questi elementi hanno contribuito a rinsaldare la fiducia dei consumatori. Alcune recenti rilevazioni e gli indicatori economici confermano un aumento del PIL intorno all’1,50% nel 2018.
Tuttavia resta irrisolta gran parte delle problematiche più radicate a lungo termine. Le debolezze strutturali frenano il potenziale di crescita del Paese: la crescita della produttività è bassissima e l'andamento demografico resta preoccupante. Permangono i rischi per la coesione sociale e la crescita economica, alimentati dalle crescenti disparità tra le regioni italiane, dall’alta disoccupazione giovanile e dall’aumento costante della povertà relativa a lungo termine. Inoltre, nonostante l’avanzo primario, il debito pubblico nazionale resta massiccio e ancora non ha imboccato un percorso sostenibile. - Cosa c’è di nuovo sulla scena politica?
(update - 1 June)
Dopo tre mesi di incertezza, l'Italia ha un nuovo governo guidato da Giuseppe Conte, professore di diritto e sconosciuto al mondo della politica. Il mandato chiave di ministro delle finanze, su cui il presidente della Repubblica aveva posto il veto a inizio settimana, è stato infine affidato a Giovanni Tria, personalità meno controversa di Paolo Savona. Anche se il neo ministro delle finanze non prevede un abbandono dell'area euro, è tuttavia estremamente critico nei confronti della governance economica dell'UE.
Sembra improbabile che il neo governo porterà a compimento l'intero programma di riduzione delle tasse e di aumento della spese su cui la coalizione M5S/Lega sembrava aver raggiunto un'intesa (il quale potrebbe pesare circa il 6% del PIL in termini di saldo di bilancio). Tuttavia si presenta ancora un rischio reale di scontro con l’Europa, su entrambi i problemi di bilancio [1] e di immigrazione.
Anche se i mercati sembrano aver reagito bene all'annuncio della formazione di un nuovo governo, in Italia l'instabilità politica non si è dissipata. La coalizione M5S/Lega si basa su un riavvicinamento di posizioni circostanziale e rimane fragile. In tale contesto, i mercati si adegueranno in tempo reale in base all'andamento della situazione politica italiana, il che si tradurrà in volatilità dell'euro e nell’ aumento degli spread degli Stati dell'Europa meridionale...così come nel diverso ritmo di inasprimento della politica monetaria della BCE.
Quale posizionamento assumeremo sui titoli italiani?
Obbligazioni italiane
Il nostro parere sui titoli di Stato italiani era e rimane prudente. Da tempo la fragile sostenibilità del debito pubblico italiano e la fiacca crescita economica del Paese ci hanno indotto a un giudizio negativo sulle sue emissioni di titoli di Stato.
Nei nostri fondi dinamici le obbligazioni italiane sono sottoponderate rispetto all’indice di riferimento.
Le ricorrenti dichiarazioni euroscettiche e il possibile sforamento del bilancio ci inducono a ritenere probabile la prosecuzione dell’attuale alto premio al rischio e della volatilità dei titoli pubblici italiani.
L’attuazione anche parziale della bozza di programma del M5S e della Lega in materia di politica di bilancio, infatti, potrebbe condurre a un’impennata del deficit dello Stato e del debito pubblico. Questa situazione riporterebbe in primo piano anche il pericolo di un declassamento dei titoli di Stato.
Azioni italiane
Il nostro parere sulle azioni italiane era e rimane cauto. Prevediamo una certa volatilità, perché le performance resteranno molto dipendenti dagli eventi politici.
Oltre che dalle convulsioni della politica, le azioni italiane saranno penalizzate anche dalla massiccia concentrazione dell’indice di borsa in tre settori e dalla sua composizione interna, molto dipendente dall’attività economica del Paese.
Le previsioni a breve termine non sono buone per i settori della finanza, dell’energia e dei servizi pubblici, che da soli costituiscono il 72% dell’indice MSCI italiano.
In generale, prevediamo difficoltà per gli utili del settore finanziario e bancario. Inoltre è improbabile che il prezzo del petrolio darà ossigeno al settore energetico se il costo del barile si manterrà sotto quota 80 dollari.
[1] L’articolo 81 della Costituzione italiana, che stabilisce il principio del “pareggio di bilancio”, e l’articolo 97, secondo cui “Le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l'ordinamento dell'Unione europea, assicurano l'equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico”, conferiscono al presidente della repubblica il potere di porre il veto al bilancio preventivo.
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