In base all’analisi di sopravvivenza (un ramo della scienza statistica diffusamente applicata ai tassi di mortalità umana nei calcoli delle assicurazioni vita), la FRBSF rileva che un’espansione di 50 mesi presenta il 2% di probabilità di concludersi nel mese successivo ossia, cumulando tali probabilità nei 12 mesi successivi, il 23% di possibilità di concludersi nell’anno successivo. È interessante notare che la stessa tecnica statistica produce risultati molto diversi se applicata alle espansioni statunitensi precedenti la Seconda guerra mondiale, dal 1854 al 1938.
I mercati finanziari hanno reagito con vigore al peggioramento del quadro macroeconomico evidenziatosi all’inizio di quest’anno. Dietro i timori crescenti di una contrazione di mercato dovuta alla fase avanzata del ciclo economico USA, rileviamo anche la scarsità di munizioni a disposizione delle banche centrali per impedire alle economie di cadere in recessione. In certa misura, l’epurazione generata dallo shock del 2008 è ancora in corso. Otto anni più tardi, questo limita pesantemente le capacità delle politiche monetarie e fiscali di contrastare la congiuntura negativa.
In breve, l’evidenza empirica indica che negli ultimi 70 anni le espansioni non si sono gradualmente indebolite con il passare del tempo. In tale scenario, i dati del PIL australiano migliori delle attese pubblicati la scorsa settimana aiutano a ricordare che quest’economia beneficia ad oggi di 24 anni consecutivi senza recessione. L’attuale contrazione negli Stati Uniti potrebbe rientrare nelle normali dinamiche di rialzi e ribassi. Un’economia colpita da shock potrebbe cadere in recessione.

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