A gennaio e febbraio di quest’anno i prezzi delle materie prime hanno raggiunto picchi minimi inferiori a quelli inizialmente prospettati. Da allora, gli attivi sensibili alle commodity evidenziano quasi ovunque chiari segnali di recupero. Visto l’attenuarsi delle difficoltà a livello macro, restiamo fiduciosi sulla possibilità di escludere un brusco rallentamento nel prossimo futuro. A sua volta, questo ci spinge ad attenderci una ripresa della domanda petrolifera. Sappiamo che a generare le pressioni ribassiste in atto dalla metà del 2014 sui prezzi delle materie prime è stato un problema riguardante l’offerta più che la domanda.

Sul piano dei fondamentali, non vi sono molte ragioni per rivedere l’analisi di un progressivo riequilibrio del mercato petrolifero nel corso dei prossimi trimestri. Per la prima volta nel 2016, la contrazione della produzione di petrolio negli Stati Uniti a fronte di un trend stagionale in crescita ha spinto il prezzo del greggio (Brent) fino a 40 USD/barile. Tuttavia, nella fase di correzione dell’eccesso di offerta, l’elevata volatilità del prezzo del petrolio dovrebbe persistere. Siamo consapevoli che i titoli petroliferi hanno raggiunto quotazioni record, che l’OPEC ha portato la produzione ai massimi livelli e che sulla crescita mondiale prevalgono le incertezze.

Guardando al futuro, in assenza di un vero shock economico su scala mondiale riteniamo che l’inversione di tendenza intervenuta all’inizio di quest’anno porrà fine al tracollo dei prezzi delle materie prime cominciato a metà 2014. A nostro parere i trend di mercato rilevati di recente in diverse classi di investimenti reggeranno nel tempo. Le nostre conclusioni sul tema degli investimenti multi-classe sono semplici:

  • Siamo sovraesposti alle obbligazioni high yield. L’ampliamento degli spread all’inizio dell’anno è stato provocato da un aumento del rischio di insolvenza nei settori legati alle materie prime, basandosi su uno scenario sfavorevole. Secondo la nostra visione più ottimistica, se gli indicatori economici migliorassero questo premio implicito al rischio assumerebbe una valenza interessante e protettiva
  • Siamo sovraesposti alle obbligazioni indicizzate all’inflazione. All’inizio dell’anno le aspettative inflazionistiche sono scese in misura superiore alla contrazione dei prezzi delle commodity. A nostro avviso il fenomeno è transitorio e il dato inflazionistico dei prezzi al consumo statunitensi crescerà gradualmente, comportando nei prossimi trimestri una revisione del rating attribuito alle obbligazioni indicizzate all’inflazione. Plausibilmente la Federal Reserve rivedrà al rialzo le sue stime inflazionistiche
  • Siamo sovraesposti al debito dei mercati emergenti, in valuta sia locale che forte, poiché una ripartenza dei prezzi delle commodity dovrebbe aiutare in particolare a stabilizzare le società esportatrici di materie prime e porre fine al ciclo discendente dei tassi di cambio.
  • Siamo lunghi sulle valute dei paesi esportatori di materie prime.

Weekly US oil production