Considerando che la crescita degli utili dovrebbe stabilizzarsi e recuperare a partire da quest'anno, i mercati emergenti ci appaiono sotto una luce più costruttiva. Rispetto ai paesi sviluppati, il susseguirsi delle notizie economiche è migliorato con il passaggio al nuovo anno. Guardando avanti, ci aspettiamo che questo si concretizzi in rendimenti azionari. I mercati emergenti sono stati colpiti dalla recessione nei paesi esportatori di materie prime e dall'incertezza del regime FX della Cina, con conseguente e pluriennale sottoperformance azionaria rispetto all'MSCI World. Ora notiamo che, dopo numerosi trimestri di sottoperformance, il complesso dei mercati emergenti sta dando segnali di stabilizzazione.

Questa è una scommessa in controtendenza, dato che gli ultimi sondaggi tra i gestori di fondi continuano a indicare, nonostante le valutazioni siano ai minimi da un decennio a questa parte, una forte sottoponderazione sui mercati emergenti. L'incertezza che circonda il rallentamento USA ha diminuito la pressione al rialzo sul dollaro, allentando quella al ribasso sulle valute dei paesi emergenti, Yuan in testa (meno deflussi). Anche la Banca centrale cinese è intervenuta per raffreddare la speculazione sulla svalutazione.

I mercati emergenti appaiono irrobustiti grazie al miglioramento delle partite correnti da maggio 2013 e alla minore esposizione ai settori delle commodities. In questo contesto, osserviamo che il recente allargamento dello spread è dovuto principalmente alla fuga dai titoli di qualità del tesoro USA piuttosto che a un significativo aumento dei rendimenti delle obbligazioni emergenti. Non ci pare pertanto che la nostra esposizione al debito emergente possa destare preoccupazioni.