Per l’ottavo trimestre consecutivo – il periodo più lungo da 28 anni! – la crescita giapponese è stata positiva nel quarto trimestre 2017 (+0,4% su base trimestrale). In media sull’intero 2017 ha raggiunto l’1,7%. Tale crescita è alimentata sia dall’attività domestica che dal contesto economico esterno.
In febbraio il tasso di disoccupazione è sceso ad appena il 2,5%. Peraltro, a causa delle dinamiche demografiche sfavorevoli, le difficoltà di assunzione, già intense (cfr. grafico 1), hanno iniziato a spingere al rialzo i salari portandoli a segnare una progressione annua dell’1,3% in febbraio. Con un aumento dell’occupazione del 2,4% su base annua, la massa salariale cresce al momento del 3,7%, un ritmo nettamente superiore a quello dell’inflazione (che è attorno all’1,5%). Ciò dovrebbe consentire ai consumi di rimanere vigorosi nei prossimi trimestri.
Gli investimenti in attrezzature, in aumento da diversi trimestri, dovrebbero altresì sostenere la crescita. Di fatto, in aggiunta ai profitti elevati (cfr. grafico 2), anche l’indice di insufficienza delle capacità produttive segnala condizioni ancora più tese nel mercato del lavoro (cfr. grafico 3). Nell’ultima indagine Tankan ciò si è tradotto in previsioni d’investimento per l’esercizio finanziario 2018 nettamente più ottimistiche rispetto agli anni precedenti. Tenuto conto del dinamismo della crescita attesa nel 2018 sia nelle economie avanzate (3% negli Stati Uniti, 2,5% nell’area euro) che nei mercati emergenti, le esportazioni giapponesi dovrebbero continuare a progredire rapidamente.
In totale, la crescita giapponese dovrebbe essere nell’ordine dell’1,6% nel 2018 e restare positiva sino al terzo trimestre del 2019, quando è previsto entrare in vigore il nuovo rialzo dell’IVA (dall’8 al 10%). È infatti molto probabile che, analogamente a quanto avvenuto nel 2014, i consumatori e le imprese anticipino le spese alla prima parte del 2019.
Tale scenario è esposto a due principali rischi. In primo luogo, i toni del conflitto commerciale tra gli Stati Uniti e la Cina potrebbero esacerbarsi e indurre le imprese a rimandare i propri progetti d’investimento e di assunzione: il rallentamento dell’economia mondiale che ne conseguirebbe non mancherebbe di frenare la crescita giapponese. In secondo luogo, la popolarità del Primo Ministro Shinzo Abe è diminuita nettamente di recente, a causa in particolare dello scandalo Moritomo, e ciò rende più incerta la sua rielezione a capo del suo partito – l’LDP – il prossimo settembre. Se Shinzo Abe non dovesse essere rieletto alla guida dell’LDP, il nuovo presidente del partito (di fatto il nuovo Primo Ministro) potrebbe modificare l’orientamento delle politiche economiche e di bilancio del Giappone.
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