In occasione del comitato di politica monetaria di febbraio, quasi alla vigilia dell’annuncio di un rialzo del tasso ufficiale della Banca d’Inghilterra, le recenti dichiarazioni del Governatore unite alla pubblicazione, a inizio aprile, di un dato inflazionistico meno robusto del previsto e poi, a fine aprile, ad una crescita atona nel primo trimestre, hanno spinto i mercati a rinviare la data prevista per la prossima stretta monetaria (grafici 1 e 3).

Secondo l’Ufficio Nazionale di Statistica (ONS, Office National de Statistique), il rigido inverno non può, da solo, spiegare la contrazione registrata dal settore delle costruzioni nel primo trimestre (-3,3%). In compenso, ha contribuito a rafforzare la produzione industriale (+0,7% sul trimestre), sostenuta dai maggiori consumi di energia e dal ripristino di un oleodotto ad inizio gennaio. La produzione manifatturiera, che rappresenta il 72% della produzione industriale, si è invece fermata allo 0,2% sul trimestre. Il settore dei servizi, infine, tradizionale catalizzatore della crescita britannica, ha guadagnato appena lo 0,3%. Come rileva l’ONS, il ritmo di crescita del settore dei servizi “tende a contrarsi”, soprattutto nel comparto dei servizi alle famiglie le quali, dopo il voto a favore dell’uscita dall’Unione Europea (UE), hanno infatti subito una diminuizione del loro potere d’acquisto a causa dell’aumento dell’inflazione (grafico 2) come conseguenza del deprezzamento della sterlina.

Sull’attività ha senz’altro pesato anche l’incertezza sull’esito dei negoziati fra il Regno Unito e l’UE. In particolare, rimane aperta la questione della frontiera irlandese. L’UE non vuole una nuova frontiera “rigida” tra la Repubblica d’Irlanda e l’Irlanda del Nord e ha proposto di mantenere quest’ultima dentro un’unione doganale. Il governo di Theresa May e il DUP (partito unionista dell’Irlanda del Nord che assicura una maggioranza parlamentare a Theresa May) vedono in questa proposta un attentato all’integrità territoriale del Regno Unito dal momento che quest’ultimo intende abbandonare l’unione economica e doganale. Michel Barnier, il negoziatore per l’UE, ha avvisato: non ci sarà accordo alcun accordo di recesso (withdrawal agreement) se non sarà risolta la questione irlandese.

In assenza di chiarezza sul tema delle negoziazioni, le imprese britanniche rischiano di rinviare i loro piani d’investimento, mentre il potere d’acquisto delle famiglie continua a subire pressioni (anche se il picco d’inflazione sembra alle spalle). In tale contesto, la crescita britannica dovrebbe scendere all’1,4% circa nel 2018 (contro l’1,8% del 2017) e potrebbe cedere ulteriormente nel 2019... fatta salva, naturalmente, una svolta negli sviluppi dei negoziati con l’Unione Europea!