Secondo le sue stesse dichiarazioni, Donald Trump adotta da molto tempo una tecnica di management particolare: la dinamica del caos. Lungi dall’insinuare l’incapacità del Presidente nel governare il paese, il rapido rinnovamento dei suoi collaboratori più stretti e l’atmosfera tesa che sembra regnare alla Casa Bianca non sarebbero altro che il risultato del suo modo di gestire persone e situazioni.

Un anno e mezzo dopo l’elezione del nuovo Presidente, alcuni hanno finito per chiedersi se il suo metodo non sia più efficace di quanto affermino i suoi detrattori: dopotutto, non è solamente grazie ai tweet velenosi e alle dichiarazioni forti che è già quasi riuscito a portare la Corea del Nord al tavolo delle negoziazioni? A questo proposito, si dovrà aspettare ancora un po’ di tempo prima di poter giudicare. In altri casi, l’incoerenza delle sue azioni potrebbe manifestarsi più velocemente. Il caos che ha seminato negli ultimi mesi nell’ambito delle relazioni internazionali potrebbe costituire una seria minaccia per l’obiettivo principale della sua politica economica: restituire all’economia americana il dinamismo perduto.

La riforma fiscale votata lo scorso dicembre era volta a stimolare la crescita: questa riforma, secondo i suoi stessi sostenitori, aveva lo scopo di spingere le società americane ad incrementare i loro investimenti, grazie alla diminuzione delle imposte, alla possibilità data alle aziende di ammortizzare la totalità dei propri investimenti entro l’anno e allo stimolo a riportare in patria i propri profitti. A sostegno di tale iniziativa, il budget votato qualche settimana più tardi ha dato allo Stato federale la possibilità di aumentare di parecchie centinaia di miliardi le spese per questo e il prossimo anno. Tale aumento della spesa pubblica non fa altro che alimentare ancora di più un’economia già prossima al proprio potenziale. Allentare i vincoli che gravano sulla loro capacità di produzione dà alle aziende un motivo in più per investire. Per favorire la crescita dell’economia, come promesso dal Presidente Trump, a un ritmo decisamente superiore rispetto al misero 2% al quale ci si era rassegnati fino ad ora, questo sforzo volto ad incrementare gli investimenti è assolutamente necessario.

Tuttavia, il caos creato dalla politica intrapresa dal Presidente nell’ambito delle relazioni internazionali potrebbe dissuadere le aziende dal fornire tale supporto. La complicata rinegoziazione dell’Accordo di libero scambio nordamericano, l’inizio di una guerra commerciale con l’Europa, le ormai quotidiane minacce di sanzioni economiche e finanziarie, il braccio di ferro con le autorità cinesi e la benzina gettata sul fuoco che agita il Medio Oriente potrebbero, infatti, destabilizzare rapidamente un’economia mondiale che, dopo dieci anni di crisi, aveva appena imboccato il sentiero del miglioramento. Le condizioni incerte nelle quali sarà possibile, un domani, realizzare operazioni di import-export, la crescente volatilità delle Borse e dei cambi, l’aumento del prezzo del petrolio e le tensioni geopolitiche, se persistono, potrebbero frenare le assunzioni e gli investimenti e, con essi, anche l’incremento dell’attività sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo.

Secondo alcuni, un tale rallentamento, evitando alla Federal Reserve la necessità di aumentare in maniera consistente i propri tassi d’interesse, potrebbe non essere del tutto negativo poiché permetterebbe un allentamento dei tassi obbligazionari. Certamente, ma stroncherebbe sul nascere la speranza che gli investimenti delle aziende americane diventino sufficienti per generare un incremento della produttività che, da sola, potrebbe innalzare il suo potenziale e permettere una più rapida e durevole crescita. Inoltre, frenare in questo modo l’economia americana e, di conseguenza, anche l’economia mondiale, è rischioso: se la Federal Reserve può gestire piuttosto facilmente l’intensità di un rallentamento provocato da un rialzo progressivo, e in qualsiasi momento reversibile, dei tassi d’interesse di riferimento, la situazione cambia se il rallentamento in questione deriva da un aumento rapido e incontrollabile dell’incertezza sul futuro delle relazioni economiche internazionali. Frenare bruscamente e premere al contempo sull’acceleratore è sempre una tecnica abbastanza sicura per fare un testa-coda!