Come previsto, il nuovo presidente della Federal Reserve (FED) ha innalzato di un quarto di punti il suo tasso di riferimento in occasione della riunione della Federal Open Market Committee (FOMC) del 21 marzo.

Una decisione adottata all’unanimità che porta il tasso di riferimento americano a 1,75%, tasso che dovrebbe raggiungere il 2,50% entro la fine dell’anno.

Grazie al piano di ripresa fiscale, le prospettive di crescita stanno migliorando negli Stati Uniti e dovrebbero condurre probabilmente l’inflazione a ritornare al 2%.

Malgrado tale aumento del tasso, J Powell segue le orme della “colomba” Janet Yellen.

Insistendo sugli adeguamenti graduali, il mercato ha considerato il suo intervento prudente, portando così i tassi di due anni americani ad abbassarsi di 5 punti e il dollaro a calare.

Missione compiuta, dunque, per questa prima FOMC. Resta da vedere quale sarà l’impatto di una normalizzazione monetaria duratura sull’economia e il credito americano.  Tale aspetto è ancora più rilevante se si considera che la pressione sul credito monetario continua a crescere, come sottolineato dal recente deterioramento dello spread TED.