Benvenuti nel nuovo mondo dell'economia finanziaria.
Eppure, anni fa gli economisti classici analizzavano il tasso d'interesse come una remunerazione del risparmiatore in cambio della sua rinuncia al consumo. Dato che l'avvenire è incerto e l'essere umano è impaziente, il risparmiatore doveva ricevere un interesse sui suoi depositi. Ma il Sig. Keynes è passato per di là e i tassi d'interesse sono divenuti anche un fattore di aggiustamento delle politiche controcicliche - Perché la diminuzione dei tassi incoraggiava il risparmiatore a consumare di più - Quasi un secolo è passato della teorie keynesiane… e il mondo finanziario vive oggi una nuova rivoluzione: quella dei tassi negativi. D'ora in poi si dovrà pagare per collocare il proprio denaro! Mai chi risparmia è stato tanto penalizzato quanto dall'imposta diretta che costituiscono i tassi negativi. Mai chi contrae debito ha pagato tassi d'interesse così bassi.
Ma perché queste misure?
Questa corsa al calo dei tassi non è senza spiegazione. Di fronte allo spettro della deflazione, le banche centrali del mondo intero si danno battaglia per abbassare il costo del debito pubblico, rilanciare il credito al settore privato, e svalutare le loro divise. Il primo obiettivo è perfettamente centrato perché gli Stati non avevano mai contratto debito a tassi così bassi, migliorando così i loro disavanzi. Tant'è che il servizio del debito nell'Eurozona è passato in due anni dal 2,90% al 2,50% del PIL. I risultati sul credito al settore privato sono peraltro più variegati. In Svizzera e in Danimarca il credito alle famiglie è rallentato dopo l'introduzione dei tassi negativi. Al contrario, in Svezia e nell'Eurozona sembra che il credito sia accelerato. Da ultimo, l'effetto più rilevante dei tassi negativi è la svalutazione delle divise. Ad eccezione del Giappone, il calo dei tassi d'interesse ha infatti permesso un deprezzamento supplementare delle divise contro i loro principali partner commerciali.
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EURO TWI |
-8% |
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SEK TWI |
-4% |
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CHF TWI |
-10% |
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DKK TWI |
-1% |
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JPY TWI |
7% |
Effetti perversi
Ma, al di là delle buone intenzioni, i tassi negativi potrebbero produrre degli effetti perversi. Dall'inizio dell'anno, infatti, il settore bancario sembra farne le spese in seguito alla viva preoccupazione che circonda le politiche dei tassi negativi. È chiaro il reddito netto delle banche europee, svizzera e danese è in calo strutturale e il recente taglio dei tassi potrebbe accelerare questo movimento sul loro margine.
Sui mercati obbligazionari, i recenti interventi delle banche centrali hanno comportato una massiccia diminuzione dei tassi. Quasi 8 trilioni di euro di debito governativo vengono attualmente trattati a tasso negativo, rendendo questi mercati vulnerabili alla volatilità e alla liquidità. Sarebbe presuntuoso pensare che un'esperienza simile possa essere perfettamente controllabile dalle banche.
Rimane infine il rischio di "bank run". Sotto un determinato livello di tasso (che possiamo stimare intorno al -1,00%) esiste infatti il rischio che i risparmiatori procedano a massicci prelievi di liquidità, portando a una conversione dei depositi bancari in denaro contante. Questo sarebbe indubbiamente un rischio sistemico per le banche.
Ma allora che cosa dobbiamo pensare?
Se gli inconvenienti sembrano oggi bilanciare i vantaggi di una tale politica, la conclusione da trarre è altrove. Le banche centrali sono ormai a corto di munizioni: i tassi non potranno scendere molto oltre i livelli attuali, pertanto i loro interventi non avranno che effetti marginali. I tempi del "whatever it takes" (2012), apogeo del potere della BCE, sono ormai lontani. Tre anni e mezzo dopo, le previsioni sull'inflazione in Europa sono ai minimi, le azioni bancarie hanno sofferto notevolmente e la divisa europea è in lieve progressione. Le autorità monetarie, ai limiti delle loro possibilità d'intervento, stanno perdendo progressivamente il loro potere. Alla vigilia di una riunione cruciale della BCE e in un momento in cui le aspettative sono molto alte, la BCE dovrà soprattutto fare in modo di non deludere, e contrastare così questi pensieri negativi. Dunque, buona fortuna Signor Draghi!
Rendita fissa
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