Secondo noi la svendita è davvero sproporzionata, con l’avvertimento che i commenti politici sul pricing dei farmaci persisteranno per qualche tempo, ma c'era da aspettarselo. Per essere onesti, i prezzi dei farmaci sono stati un “open bar” per diversi anni per cui un ragionevole ridimensionamento è persino da applaudire da un punto di vista etico. Riteniamo che alla fine i prezzi si manterranno su livelli per cui gli investitori potranno ottenere un rendimento decente sui rischi assunti nel sovvenzionare la ricerca biotecnologica. Nessun politico, di nessuna tendenza, vuole fermare le incredibili innovazioni in atto. Davvero vogliamo dire basta al miracolo dell'immuno-oncologia ora che inizia a dare i suoi frutti? Chi dirà al paziente 70enne che sta perdendo la vista per degenerazione maculare che non possiamo far nulla per lui nonostante i buoni prodotti nelle pipeline? Sui prezzi dei farmaci serve un dibattito sensato, non mera retorica. Dopo tutto, i farmaci rappresentano solo il 10-15% della spesa sanitaria globale e molti farmaci evitano, per un certo tempo, di ricoverare i pazienti, e quindi aiutano il sistema a risparmiare.
Riteniamo che il settore avrà un recupero, che peraltro sarà volatile e con tempi difficili da prevedere. Le valutazioni sono assai interessanti, con un P/E delle mega-cap della biotecnologia attualmente ben al di sotto del P/E dell’indice S&P500, cosa mai vista nella storia del settore. Gli utili sono ottimi e le pipeline sono piene, in effetti c'è talmente tanta innovazione che perfino per gli investitori specializzati è problematico individuare i prossimi "numeri uno" tra tutti questi farmaci interessanti. Da parte sua, la FDA ha un atteggiamento assai costruttivo, con 45 approvazioni di farmaci (molti dei quali frutto della biotecnologia) nel 2015.
Come abbiamo reagito
Siamo più ponderati che mai sulle mega-cap della biotecnologia come Celgene e Biogen; si tratta infatti di titoli che tengono assai meglio in gruppo. Evitiamo di fare significativi investimenti in aziende farmaceutiche che presentano un'importante componente biotecnologica, come Roche o Bristol Meyers. Riteniamo infatti che la valutazione di molte piccole o medie capitalizzazioni del biotech sia estremamente bassa per cui ci sembra troppo tardi, per lo meno su un orizzonte lungo, per rendere il fondo ultra difensivo. In questa tempesta di vendite indiscriminate, è quasi impossibile stare al riparo e differenziarsi in modo rilevante. Il settore ha registrato enormi rendimenti nel corso degli anni, ma anche severe correzioni (è per questo lo posizioniamo come strategia satellite), ma è peraltro sempre emerso ancora più forte. È bizzarro che questa correzione avvenga in un momento in cui l'innovazione è davvero all'apice. Il flusso di notizie politiche sui prezzi dei farmaci era iniziato nel 2014 (in effetti, il dibattito è aperto fin dagli anni '90) e il settore ha resistito bene sino a fine 2015. In assenza di novità, la correzione sembra davvero aggressiva.
Correlazione con i mercati
Sui lunghi periodi, il settore biotech ha sempre avuto una correlazione ragionevolmente bassa con le azioni in generale, ma ultimamente è aumentata, in parte perché molti investitori generalisti negli USA ne detengono quote rilevanti. In più, dato il successo del settore e il peso di mercato dei titoli delle mega-cap biotech, la loro influenza diretta sull'indice NASDAQ è aumentata, e anche questo spinge sulla correlazione. Questo succede generalmente in tempi di stress generale del mercato, come la correzione del dopo 2000, quando la biotecnologia si è mossa per molto tempo in sincronia con i mercati negativi. Anche allora il settore era ben rappresentato presso i generalisti. Durante la bolla delle commodities del 2006-2008, la biotecnologia era ovviamente trascurata e meno correlata, e ha iniziato a rendere alla fine del ‘ciclo commodities’. Alla fine dei conti, sono gli utili a determinare i prezzi delle azioni e, salvo interventi politici estremi sui prezzi dei farmaci, il quadro degli utili e le prospettive a lungo termine del biotech sono solidi.
Valutazioni supportive
Le 5 mega-capitalizzazioni del settore non sono mai state così a buon mercato e una volta entrate nella fase commerciale le aziende biotecnologiche possono realizzare utili notevoli e liberare liquidità. I bilanci dei grandi nomi sono in eccellente stato di salute, praticamente senza debiti e spesso con sostanziose liquidità eccedenti. Le capitalizzazioni più piccole sono anch'esse, per lo meno in generale, piuttosto ben capitalizzate rispetto a precedenti correzioni del settore, e per molte di queste la liquidità è assicurata fino al 2017 inoltrato se non addirittura al 2018. Per questo possono continuare a progredire nei loro programmi clinici e a raccogliere dati scientifici che permetteranno la creazione di partenariati o quanto meno aiuteranno a superare le difficoltà del mercato azionario e a raccogliere nuove liquidità a termini migliori di quanto permetterebbero gli attuali corsi azionari.
Conclusione
Questa è un'altra di quelle correzioni periodiche, tanto violente quanto imprevedibili, cui è sfortunatamente soggetto il settore della biotecnologia. C'è innovazione, ci sono ottime pipeline, e per trovare altrettante approvazioni di farmaci bisogna risalire al 1996. Prevediamo una soluzione sensata al dibattito politico sui prezzi dei farmaci e le valutazioni non sono certo elevate rispetto ai consensus data. Il nostro fondo ha un rating estremamente positivo tra i suoi pari, anche su orizzonti a 3, 5 e 10 anni. Credendo fortemente in questo settore, ne abbiamo ampliato il team con l'apporto di analisti qualificati, un segnale di fiducia sulle sue prospettive a lungo termine.
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