La domanda interna è il principale motore di crescita

I mercati azionari hanno iniziato l'anno in tono minore. La Cina e il prezzo del petrolio, troppo basso, sono i principali colpevoli, ma non gli unici. Anche i deboli dati industriali negli USA e i blandi risultati del settore bancario hanno avuto il loro impatto. In questo contesto, un graduale passaggio verso l'economia dei servizi offre delle opportunità nei settori collegati al consumo.

Il difficile avvio dei mercati azionari è imputabile in primo luogo a tutta una serie di incertezze che peraltro non pregiudicano direttamente uno scenario macroeconomico favorevole ai titoli azionari. Tant'è che la crescita economica negli Stati Uniti continua nonostante i deludenti dati industriali; nell'Eurozona si registra un'accelerazione grazie al calo del petrolio, all'euro debole, alle migliori condizioni di credito nei paesi periferici e a una politica fiscale più accomodante. Ma la crescita economica sarà in effetti meno trainata dall'industria, che sta cedendo il passo alla crescita del settore dei servizi, e non solo negli Stati Uniti e in Cina.

Il consumatore sostiene la crescita economica

Dopo la fase di recupero succeduta alla grande recessione del 2008-2009, la crescita economica guadagna terreno. Gli indicatori ciclici avanzati puntano a un ulteriore aumento del prodotto interno lordo e a una pressione inflazionistica controllata.

Negli Stati Uniti l'economia è già tornata a crescere sopra i livelli del 2007. Negli ultimi trimestri la crescita è sostenuta soprattutto dall'aumento dei consumi. Non solo il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti è diminuito drasticamente, ma il potere d'acquisto delle famiglie americane è notevolmente migliorato negli ultimi anni. Il calo del prezzo del petrolio gioca un ruolo importante, ma altrettanto importante nei prossimi mesi sarà l'aumento dei salari.

Anche nell'Eurozona il settore dei servizi prende quota. Certo, l'economia europea accusa un ritardo sugli Stati Uniti dovuto alla recessione a W causata dalla crisi del debito, ma indubbiamente sta guadagnando terreno. La ripresa è trainata principalmente dai consumi perché i consumatori hanno dalla loro parte la diminuzione dei prezzi del petrolio, il calo della disoccupazione e una minima inflazione dei prezzi al consumo. Anche il buono stato di salute delle imprese dovrebbe favorire la domanda interna.

Riequilibrio dell'economia cinese

Questa tendenza è osservabile anche in Cina, dove il business sta gradualmente passando da un'economia trainata dall'industria a un'economia trainata dai servizi. Di conseguenza, la relazione globale tra industria e PIL viene ad attenuarsi perché il terziario è sostenuto principalmente dalla domanda interna.

Nonostante la crescita economica cinese sia rallentata sotto il 7%, livello più basso dal 2009, constatiamo che per la prima volta i servizi e i consumi rappresentano oltre la metà del prodotto interno lordo cinese (51,4% contro il 41,4% di dieci anni fa secondo il CEIC, Banca mondiale). Si tratta di un'importante pietra miliare per il riequilibrio dell'economia cinese. Riequilibrio trainato in primis dal consumo interno, che nei primi tre trimestri del 2015 ha rappresentato circa il 58% della crescita economica (Fonte: Ufficio nazionale delle statistiche).

Il consumo cinese aumenterà nei prossimi anni di pari passo con il suo primo fattore di sostegno: l'aumento dei redditi. Nel primo trimestre del 2015 il reddito reale disponibile pro capite è aumentato dell'8%. Parte di tale aumento si può ascrivere all'aumento del benessere materiale che è parzialmente stimolato dalle politiche governative. Si pensi che il salario minimo a Shanghai è aumentato di oltre il 150% negli ultimi dieci anni (Fonte: Tradingeconomics, Ministero delle Risorse umane e della Sicurezza sociale).

Espansione della classe media

L'aumento dei redditi mondiali e la diminuzione dei livelli di povertà assoluta inducono a pensare che la classe media globale aumenterà in proporzioni notevoli nei prossimi decenni. Secondo l'OCSE, nel 2009 la classe media era composta da 1,8 miliardi di persone. E, secondo il rapporto dell'OCSE, tale aumento è destinato a continuare cosicché da qui al 2030 la classe media dovrebbe contare quasi 5 miliardi di persone. La crescita maggiore è prevista in Asia (66% della crescita contro il 28% del 2009). Questa classe media sarà non solo una componente della pianificazione economica ma anche un volano per i consumi e la domanda interna.

L'urbanizzazione sostiene il consumo futuro

L'aumento dei consumi nei prossimi anni non riguarderà solo la Cina. Uno studio del McKinsey Global Institute (Urban World: Cities and the rise of the consuming class) mostra come l'urbanizzazione mondiale comporterà un aumento dei redditi delle famiglie in tutto il mondo. Nelle città, da qui al 2015, un miliardo di persone farà parte di una classe media che disporrà di un reddito relativamente elevato, divenendo così un forte consumatore di beni e servizi. McKinsey prevede che il consumatore urbano riverserà almeno 20 trilioni di dollari nell'economia mondiale entro il 2025. Ciò comporterà un notevole aumento della domanda di beni e servizi di base, ma anche di beni e servizi di lusso.

Grandi marche: il potere di fissare i prezzi

L’investitore che desidera mettere a frutto oggi e a lungo termine le tendenze del consumo mondiale farebbe bene a dedicare parte del suo patrimonio ai settori e società legati al consumo. Si potranno prendere in considerazione sia le aziende attive nei consumi di base (alimentazione e bevande, prodotti per la casa e l'igiene personale, retail) sia quelle attive nel consumo discrezionale (automobile, lusso, servizi ai consumatori, media e distribuzione).

Ma per approfittare in modo duraturo della crescita mondiale dei consumi, indipendentemente dal clima economico, è preferibile puntare su marche forti con una reale capacità di fissare i prezzi. Solo i grandi nomi che detengono una grossa quota di mercato possono infatti determinare autonomamente i propri prezzi. Per di più, la redditività delle grandi marche (misurata in base ai loro margini lordi e netti) è spesso assai maggiore rispetto a quelle del settore del consumo in generale (vedi tabella).

Anche nel 2015, nonostante un aumento di fatturato un po' deludente dovuto alla frenata della crescita cinese, alla minaccia del terrorismo e alla volatilità delle divise, le grandi marche sono riuscite a sorprendere in positivo gli investitori registrando un aumento degli utili o del corso dell'azione

Conclusione

L'espansione della classe media mondiale e l’aumento dei consumi che ne può derivare costituiscono un formidabile volano a lungo termine per i settori e le società legati al consumo. Ma già sul breve termine l'investitore può approfittare dell'aumento dei consumi selezionando aziende forti che, indipendentemente dal contesto di mercato, possono offrire buoni risultati e migliorare ulteriormente la loro capitalizzazione di borsa. Aziende come Nike, Estée Lauder, McDonalds e Unilever per ora vanno ancora bene grazie alla forza della marca, al loro potere di fissazione dei prezzi, alla loro crescita organica e soprattutto alla loro grande visibilità in materia di previsioni dell'andamento del fatturato e degli utili.