LA SCORSA SETTIMANA IN SINTESI
- Fed: rialzo dei tassi di interesse di 25 punti base per la terza volta quest’anno. Le dichiarazioni parlano di “accomodante” e segnalano un passaggio dei tassi da accomodanti a neutrali. Sulla scia di queste notizie l’USD ha guadagnato terreno.
- La Germania ha pubblicato i dati mensili sul contesto imprenditoriale IFO: il morale delle imprese è stabile, ma l’incertezza aumenta, specialmente a causa della finanziaria in Italia e della “Brexit”.
- Il governo anti-establishment italiano ha puntato a un deficit di bilancio al 2,4% del PIL per i prossimi 3 anni, andando controcorrente rispetto a Bruxelles ed esponendosi a un potenziale downgrade da parte delle agenzie di rating. I prezzi delle obbligazioni italiane sono scesi.
- Il Fondo Monetario Internazionale e l’Argentina hanno concordato un aumento delle risorse disponibili per il paese sudamericano pari a 19 miliardi di USD. Il paese è alle prese con un’inflazione elevata, un deprezzamento della valuta e una recessione.
DATI ED EVENTI DI QUESTA SETTIMANA
- Venerdì sarà pubblicato il rapporto sull’occupazione di settembre negli Stati Uniti. È previsto un incremento di 185.000 unità nel settore non agricolo e l’attenzione sarà focalizzata principalmente sui salari.
- Pubblicazione del PMI finale di settembre. Il consensus prevede dati per lo più stabili rispetto ad agosto e 60 negli Stati Uniti.
- Nel Regno Unito si terrà la conferenza annuale del Conservative Party che si concluderà con le osservazioni finali di Theresa May, in cui la sua posizione sull’imminente accordo sulla “Brexit” sarà sicuramente inclusa.
|
CONVINZIONI DI INVESTIMENTO
- Scenario core
- L'espansione USA è saldamente ancorata e in accelerazione. Di conseguenza, la scorsa settimana la Fed è intervenuta. È previsto un ulteriore rialzo dei tassi, probabilmente a dicembre.
- Il ciclo europeo si stabilizza e verso la fine del 2018 il momentum dovrebbe far segnare un accelerazione, tuttavia la crescita in Italia e nel Regno Unito è più vulnerabile.
- La Cina allenta il policy mix per mitigare il rallentamento e le tensioni commerciali.
- Graduale aumento dell'inflazione negli Stati Uniti e nell'Eurozona, ma nessun timore inflazionistico.
- Prospettive di mercato
- Il momentum USA permane forte, ma non rivela eccessi.
- La riforma fiscale, i riacquisti e le valutazioni ancora interessanti rispetto alle obbligazioni hanno spinto le azioni statunitensi ai massimi storici.
- Sulla base dei fondamentali, vediamo il potenziale per una riduzione della divergenza tra gli Stati Uniti da una parte e i mercati emergenti e la regione UEM dall’altra. L’attuale rischio politico potrebbe tuttavia divenire un ostacolo.
- Rischi
- Guerra commerciale: tariffe più elevate e protezionismo potrebbero frenare le economie globali, deteriorare le relazioni internazionali e in ultimo i margini aziendali.
- Contagio legato ai mini-shock specifici per paese dei mercati emergenti:l'andamento dell'USD è fondamentale per i paesi emergenti a causa del debito in essere in questa valuta.
- Rischi politici nell'UE: lo scetticismo sull'euro potrebbe continuare a crescere in quanto le opinioni divergono su un numero crescente di temi: "Brexit", bilancio italiano, esito dei negoziati commerciali USA e UE.
RECENTI VARIAZIONI NELLA STRATEGIA DI ASSET ALLOCATION
Siamo sovraponderati sulle azioni rispetto alle obbligazioni attraverso una spaccatura regionale tra le azioni US, EM e dell'area euro, dal momento che prevediamo un proseguimento dell'espansione globale malgrado le tensioni commerciali. Manteniamo una duration short
PROSPETTIVE CROSS ASSET E POSIZIONAMENTO DI PORTAFOGLIO
- Manteniamo la nostra esposizione azionaria al sovrappeso poiché ci aspettiamo il prevalere di un contesto economico sottostante favorevole, malgrado la retorica aggressiva sul commercio.
- La crescita degli Stati Uniti segna una nuova accelerazione e la dinamica della crescita globale, al di fuori degli Stati Uniti, dovrebbe continuare, ma a un ritmo meno sostenuto.
- Abbiamo una sovraesposizione sulle azioni USA. Il miglioramento della crescita degli utili e l'impatto positivo della riforma fiscale e della deregolamentazione di Donald Trump supportano l'asset class. Inoltre, le valutazioni non sono troppo onerose. La politica "America first" che incide negativamente su altri paesi dovrebbe essere scontata adesso.
- Siamo sovraponderati sui titoli azionari dell'area euro. La regione evidenzia una flusso di notizie economica e il momentum economico sembrerebbe in ripresa, mentre la BCE resta accomodante. Preferiamo le small e le mid cap rispetto alle large cap, dal momento che in certa misura sono protette essendo più sensibili alla domanda interna e meno sensibili alla componente valutaria.
- Sottopesiamo le azioni europee ad eccezione dell'UEM. La regione ha aspettative di crescita degli utili inferiori e pertanto rendimenti attesi più bassi rispetto al continente e ciò giustifica la nostra view negativa. L'esito dei negoziati sulla "Brexit" non è chiaro.
- Siamo neutrali sui titoli azionari giapponesi. Le azioni giapponesi riflettono meno il rischio interno grazie al fatto che gli "Abenomics" avranno un ruolo preponderante per altri tre anni. Il Primo ministro Shinzo Abe è la prova di un momentum economico più positivo, di conseguenza rimaniamo neutrali sull'asset class.
- Siamo sovraesposti nelle azioni dei mercati emergenti. Nell'immediato futuro la crescita globale resta robusta e gli asset dei mercati emergenti, nel complesso, hanno già generato un premio per il rischio per un inasprimento della politica monetaria statunitense, per un USD più forte e per i rischi legati alla guerra commerciale.
- Manteniamo il sottopeso sulle obbligazioni e una duration short.
- Prevediamo un aumento progressivo dell'inflazione, ma nessun timore inflazionistico.
- L'inasprimento globale delle politiche monetarie è graduale. Al di fuori degli Stati Uniti, le altre banche centrali dei mercati sviluppati non hanno fretta di intervenire, tuttavia alcune banche centrali dei ME sono state costrette a farlo per attenuare lo stress valutario.
- Tenuto conto della politica restrittiva della Fed e delle pressioni inflazionistiche in arrivo, prevediamo una prosecuzione del trend rialzista dei tassi e dei rendimenti obbligazionari. L'inflazione potrebbe essere spinta al rialzo oltre che dall'aumento dei prezzi alla produzione anche dalla crescita dei salari, dallo stimolo fiscale e dai dazi.
- Nel medio termine il miglioramento generale dell'economia europea potrebbe portare a un aumento dei rendimenti anche nell'UEM. La BCE rimarrà accomodante, ma a dicembre 2018 dovrebbe porre fine al QE. Mario Draghi vede l'ascesa del protezionismo come una delle principali fonti di incertezza.
- Abbiamo una view neutrale sulle obbligazioni societarie, ma preferiamo l'UE agli Stati Uniti tanto per l'Investment Grade quanto per l'High Yield. La contrazione degli spread è già avvenuta in modo significativo e un potenziale aumento dei rendimenti obbligazionari potrebbe penalizzare le performance.
- Il debito dei mercati emergenti è esposto all'impatto avverso della retorica della guerra commerciale e all'aumento dei tassi USA, tuttavia riteniamo che la contrazione degli spread possa continuare rispetto ai livelli attuali. Nell'universo del reddito fisso il carry è tra i più elevati e offre un'opportunità di diversificazione interessante rispetto ad altre asset class.
