14 GIU

2017

Macro, Argomenti

Economia globale: prospettive di crescita più favorevoli

Negli ultimi mesi, il clima economico è nettamente migliorato sia nelle economie sviluppate, sia in quelle emergenti. In questo contesto, la crescita dell’Eurozona dovrebbe sfiorare il 2% nell'area euro nel 2017, così come nel 2018.

Mercati emergenti: il miglioramento prosegue

L'economia mondiale evidenza un chiaro riacceleramento, come dimostrato dalla ripresa del commercio e della produzione industriale. La dissipazione dei timori relativi a un brusco rallentamento dell'economia cinese ha contribuito al miglioramento, consentendo ai prezzi delle materie prime di stabilizzarsi. I Paesi produttori di commodity beneficiano ormai di un clima più favorevole, dato che i proventi della produzione aumentano e l'apprezzamento delle valute ha ridotto le pressioni inflazionistiche, fornendo pertanto un ampio margine di manovra in termini di politica monetaria.

In Cina, benché sia in atto un graduale ribilanciamento della crescita a beneficio dei consumi privati, ulteriori riforme strutturali sono tuttora necessarie per ridurre gli incentivi al risparmio verso le famiglie e favorire una crescita dei salari più rapida dei salari per innalzarne il potere d'acquisto. La scommessa dinanzi alle autorità è ben lungi dall'essere vinta dato che sono tenute a trovare continuamente un equilibrio tra rallentamento dell'espansione del credito e mantenimento di una crescita sufficiente dell'economia.

Stati Uniti: dalle promesse ai fatti?

Negli Stati Uniti l'elezione di Trump a fine 2016 ha generato speranze, ma anche timori. La prospettiva di significativi sgravi fiscali e di un rilancio degli investimenti infrastrutturali ha fatto immediatamente lievitare i mercati azionari. È chiaro che, ad eccezione della riforma dell'Obamacare, adottata finora solo dalla Camera dei Rappresentanti, gli altri progetti – in particolare la riforma fiscale – non hanno fatto grandi progressi, ciò malgrado il fatto che i Repubblicani godano della maggioranza al Congresso.

Un ritardo nella riforma fiscale non dovrebbe far deragliare la ripresa. L'economia, di fatto, continuerà a trarre beneficio dalla ripresa globale. La stabilizzazione del prezzo del petrolio incoraggia la ripresa degli investimenti nel settore minerario. Inoltre, il mercato del lavoro resta dinamico e la graduale accelerazione dei salari dovrebbe proseguire e sostenere la spesa delle famiglie.

In particolare, si potrebbe ritenere che malgrado i vincoli di bilancio e politici, una riduzione della tassazione sarà possibile nel 2018. Con una portata più limitata rispetto a quanto inizialmente annunciato, ciò permetterà alla crescita di accelerare al 2,5% nel 2018, rispetto a poco più del 2% di quest'anno. In questo contesto, la Federal Reserve dovrebbe portare avanti l'azione di normalizzazione dei tassi di interesse e impegnarsi per una riduzione della portata del proprio bilancio, prima della fine del mandato di J. Yellen a febbraio 2018.

Eurozona: la ripresa si rinvigorisce

Nell'area euro, la crescita è chiaramente ripartita e sembra solida. È principalmente trainata dalla domanda interna”. Dopo vari anni di aggiustamento, il settore dell'edilizia residenziale è in fase di ripresa. Nonostante il rimbalzo dell'inflazione e un aumento dei salari ancora tentennante, attualmente i consumi delle famiglie traggono beneficio da una creazione occupazionale più dinamica. Con il miglioramento delle prospettive della domanda e con condizioni di credito favorevoli, le aziende dovrebbero inoltre investire maggiormente. Tuttavia, il commercio estero rallenterebbe leggermente la crescita: benché le esportazioni beneficino oggi della ripresa globale, il deprezzamento dell'euro è stato fermato e le importazioni dovrebbero aumentare un po' più rapidamente. Infine, con gli sforzi generalmente modesti per riequilibrare i conti pubblici, la crescita dovrebbe raggiungere l'1,8% nel 2017 prima di segnare un'ulteriore accelerazione verso il 2% nel 2018.

Ora che la ripresa è più robusta, la BCE è ormai ben posizionata per avviare un riorientamento – molto graduale – della propria politica. Tuttavia, la BCE eviterà con cura un eccessivo aumento dei tassi di interesse a lungo termine. L'economia è infatti ancora distante dalla piena occupazione, l'inflazione sottostante è debole e la crescita del credito ancora moderata. Mentre la BCE ha contribuito ampiamente alla ripresa dell'economia, i governi dovranno ora fare uno sforzo per ridurre le crescenti differenze tra le principali economie dell'Eurozona in materia di evoluzione della disoccupazione ma anche del debito. In particolare, se nei prossimi anni le grandi economie dell'area euro avranno difficoltà a incanalare il debito pubblico in un andamento ribassista, in linea con gli impegni di bilancio assunti, le tensioni saranno destinate a riemergere tra i paesi, ma anche all'interno dei mercati. Oltre alla ripresa, sono i cambiamenti politici ad essere realmente necessari adesso.