• Pronto, François? Sono John. Ti sto chiamando dal mio hotel a New York, mi si è rotto il cellulare.
  • Ciao John, accidenti! Ci vediamo comunque domani? Arrivi all’aeroporto CDG al mattino, verso le 9 credo. Io penso di partire da Amiens verso le 10.
  • Ok, perfetto François. A domani. Ti saluto, devo andare.

John ha riagganciato e non si è ancora reso conto di aver dimenticato di specificare il luogo e l’orario dell’appuntamento: come faranno i nostri amici a incontrarsi??

Due anni fa moriva Thomas Schelling, vincitore del premio Nobel per l’economia nel 1995 per le sue ricerche sui conflitti e la cooperazione attraverso la teoria dei giochi. La conversazione riportata sopra si ispira a uno dei suoi studi, in cui ha evidenziato la capacità di coordinazione dei giocatori su un punto focale: si tratta del cosiddetto “punto di Schelling”. È molto probabile che i nostri due amici si troveranno verso mezzogiorno alla Tour Eiffel, dopo che ognuno si sarà chiesto: dove penserà che io vada e a che ora? In termini di ora e luogo, mezzogiorno e la Tour Eiffel sono i due punti focali.

Con il suo lavoro Schelling ha contribuito all’economia delle convenzioni, che studia le relazioni e il coordinamento tra gli agenti economici. I mercati finanziari rappresentano un immenso laboratorio per questo ramo dell’economia, poiché sono luoghi in cui gli investitori si coordinano per realizzare le loro operazioni.

Sui mercati gli investitori arrivano così come sono: con le loro idee, le loro percezioni, le loro emozioni e decidono di acquistare o vendere attività perché hanno vincoli e soprattutto convinzioni. Ebbene sì, ogni investitore si aggrappa alle proprie convinzioni: analisi dei fondamentali economici per alcuni, analisi dell’andamento di borsa per altri, back-test per i più giovani e intuizione per i più anziani. Inoltre, tutti saranno estremamente influenzati dai punti focali. Come mai? Perché i punti focali sono utili quando ci si perde e sono frequenti i periodi di incertezza. Siccome il quadro di analisi è instabile, ogni approccio/convinzione avrà un’efficacia necessariamente limitata nel tempo, mentre i punti focali risulteranno più stabili: ad esempio, 1,15 per la quotazione EUR/USD o 3% per i bond decennali USA per il 2019.

Il nostro approccio d’investimento è una combinazione dei diversi approcci ai quali abbiamo fatto riferimento sopra. Sviluppiamo modelli, effettuiamo back-test, integriamo l’analisi fondamentale e l’analisi tecnica. Tuttavia, prima di investire ci chiediamo sistematicamente cosa rischia di non funzionare. Non studiamo le variabili, ma il residuo dei modelli, cioè le variabili nascoste, quelle che alla fine saranno le più decisive nella dinamica dei prezzi delle attività.

Un altro modo per descrivere ciò che facciamo è menzionare la finanza comportamentale, che altro non fa se non tenere conto dei comportamenti assunti dagli investitori nelle decisioni di investimento. In questo senso, all'interno della gestione Global Macro, il nostro obiettivo è cogliere le inefficienze generate da comportamenti eccessivi. Naturalmente, questo tipo di finanza è meno formalizzata rispetto a quella accademica originale basata sull'ottimizzazione dei rendimenti attesi. È una finanza “implicita” piuttosto che esplicita, ma ci consente di avere una prospettiva diversa. In questo modo ci avviciniamo alla razionalità dei mercati finanziari, quella vera, quella degli uomini e delle donne che comprano e vendono attività e non quella che gli economisti vorrebbero dagli agenti economici.

Applicato all’universo degli indici azionari, obbligazionari e delle valute, questo processo di investimento ci permette di fornire una performance diversa e non correlata, a prescindere dal contesto. Miglioriamo inoltre costantemente questo processo perché crediamo (ebbene sì, anche noi abbiamo delle convinzioni) in un certo “darwinismo” dei mercati finanziari. I regimi dei mercati finanziari evolvono e noi dobbiamo saperci adattare. J. M. Keynes lo ha sintetizzato molto bene (e lasciamo a lui l’ultima parola):