Si è trattato soltanto di un effetto passeggero? Nella primavera 2018 l’umore generale era ancora improntato all’ottimismo: il FMI rivedeva nuovamente al rialzo le previsioni di crescita dell’economia mondiale per il 2018 e il 2019. A distanza di qualche mese, a inizio di dicembre, al G20 di Buenos Aires, l’ottimismo aveva lasciato il posto, se non al pessimismo, per lo meno alla prudenza. Come si è arrivati a questa situazione? E, soprattutto, la crescita globale è davvero a rischio?
La prima incognita proviene dai paesi emergenti che dipendono dal risparmio del resto del mondo: l’attuale atteggiamento di maggiore cautela degli investitori, unito all’aumento di tassi di interesse della Federal Reserve, che rende più interessanti gli investimenti senza rischio statunitensi, determina un contesto in cui i paesi emergenti più vulnerabili, caratterizzati dal disavanzo delle partite correnti, da un’elevata inflazione e dal deterioramento delle finanze pubbliche, hanno elevate probabilità di subire un rallentamento della crescita. Se le correzioni possono rivelarsi drammatiche per questi paesi, l’effetto di frenata per l’economia mondiale sarà invece modesto: complessivamente, infatti, costituiscono appena il 5% delle importazioni mondiali (cfr. grafico sottostante)!
La guerra commerciale intrapresa con la Cina rappresenta un rischio molto più grave per l’economia mondiale: da sole, le importazioni cinesi costituiscono il 10% delle importazioni mondiali, ovvero quasi quanto quelle degli Stati Uniti (13%). La Cina resta tuttavia un’economia ampiamente “controllata”: le autorità hanno già annunciato misure di facilitazione del credito, quali l’aumento dei sistemi di erogazione di prestiti alle imprese private, la predisposizione di un meccanismo di rafforzamento del credito per le obbligazioni di società private in difficoltà, ma soprattutto , la domanda privata dovrebbe essere sostenuta da una serie di misure fiscali (riduzione dell’imposta sul reddito per le famiglie più modeste, abbassamento di alcune aliquote fiscali per le aziende dei settori tecnologici...). Sebbene abbia rallentato dall’estate 2018, l’economia cinese è tutt’altro che in declino!
Infine, l’economia statunitense sta attraversando la fase di espansione più lunga dal dopoguerra. L’indice ISM composito, giunto a 62 a novembre, continua a sfidare lepredizioni pessimistiche . Il tasso di disoccupazione è sceso ai minimi addirittura dalla fine degli anni ‘60 e l’accelerazione della crescita delle retribuzioni rappresenta tuttora un solido sostegno alla spesa delle famiglie. Anche l’aumento della spesa pubblica deciso dal Congresso continuerà a trainare la crescita nel 2019. Di conseguenza, l’anno prossimo gli Stati Uniti dovrebbero ancora raggiungere una crescita superiore al loro potenziale.
Ovviamente, come ricordato in una celebra opera di Akerlof e Shiller (1), le oscillazioni economiche non sono soltanto il frutto di decisioni razionali. Anche gli “spiriti animali”, per riprendere l’espressione di J. M. Keynes, svolgono un ruolo fondamentale: se l’incertezza associata alla guerra commerciale si protrarrà troppo a lungo, le imprese finiranno con il rimandare i propri piani di investimento e le assunzioni.
La speranza è che la tregua decisa a Buenos Aires non rappresenti soltanto una semplice pausa!
(1) George A. Akerlof e Robert J. Shiller (2009), Spiriti animali. Come la natura umana può salvare l'economia, Ed. Rizzoli
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