La scorsa settimana l'attenzione degli investitori si è focalizzata sulla riunione del FOMC di mercoledì. Come ampiamente previsto, il tasso sui Fed Fund è cresciuto di 25 pb in un intervallo compreso tra l'1% e il -1,25% in un mercato del lavoro robusto e all'interno di un'attività economica moderatamente in ascesa. Nel settore delle piccole imprese, i piani di assunzione hanno fatto segnare un nuovo massimo per questo ciclo economico. La Fed prevede che nel breve termine l'inflazione rimarrà al disotto del 2%, ma che nel medio termine si stabilizzerà attorno all'obiettivo del 2%. Oltre all'aumento dei tassi, la banca centrale ha annunciato che quest'anno avrebbe avviato la riduzione del proprio bilancio, purché "l'economia evolva ampiamente come previsto". Inoltre, il cosiddetto "dot plot" è rimasto invariato e ciò indica un ulteriore rialzo prima della fine dell'anno e tre ulteriori nel 2018, attualmente non scontati dai mercati.
Negli USA, inoltre, la credibilità della presidenza Trump è messa in discussione con il presidente che ha riconosciuto pubblicamente di essere indagato. Si evidenzia, pertanto, un rischio di esecuzione (per lo meno un ritardo nel 2018) nello stimolo fiscale previsto.
Dopo l'esito delle elezioni a sorpresa nel Regno Unito, lo scenario di una "Brexit" più morbida è divenuto più probabile sebbene sia auspicabile un percorso accidentato in tal direzione. Paradossalmente, l'esito delle elezioni ha altresì corroborato il caso di uno scenario opposto, ovverosia di una "Brexit" disordinata, tuttavia riteniamo che tutte le parti coinvolte, in particolare l'UE, cercheranno di evitare tale scenario. La nostra convinzione è che la parte più significativa del deprezzamento della GBP sia alle nostre spalle e che le azioni britanniche non dovrebbero beneficiare delle prossime mosse della GBP e soffrirebbero unicamente a causa dei fondamentali deboli. Il nostro sovrappeso sui titoli azionari dell'area euro e il sottopeso sui titoli azionari europei ex-EMU permane intatto.
Questa settimana monitoreremo attentamente l'avvio effettivo dei negoziati sulla "Brexit" tra il Regno Unito e l'Unione europea.
La nostra attuale strategia d’investimento sui fondi tradizionali:
Legenda
grigio : nessun cambiamento
blu : cambiamento
AZIONI E OBBLIGAZIONI
Siamo tatticamente neutrali sulle azioni e negativi nei confronti delle obbligazioni, mantenendo una duration short.
- Al volgere dell'anno, le dinamiche espansionistiche globali sono meno uniformi. Il flusso di notizie economiche è meno favorevole negli Stati Uniti e non possiamo contare su un catalizzatore o su una battuta d'arresto del mercato per divenire più costruttivi. Il recupero europeo è ben incamminato e nel corso del 2017-18 dovrebbe contribuire a una crescita superiore al tendenziale, portando a un innalzamento delle aspettative di profitto. Riteniamo che l'eurozona e le economie emergenti siano meglio posizionate per far leva su tali dinamiche.
- L'atteggiamento accomodante delle banche centrali recede molto gradualmente:
- La BCE di Mario Draghi ha lasciato invariata la propria politica monetaria, affermando tuttavia che "considera i rischi rispetto alla prospettiva di crescita ampiamente equilibrati". Sebbene Mario Draghi abbia negato l'esistenza di qualsivoglia discussione in merito a un eventuale tapering, la BCE ha intrapreso un primo passo modesto verso un'uscita dagli stimoli massicci, omettendo dalla propria forward guidance i livelli dei tassi di interesse minori. Dopo l'estate, il tapering dovrebbe divenire un tema centrale.
- Per la quarta volta in questo ciclo la Fed ha aumentato i tassi guida e ha fornito ulteriori dettagli sulle modalità di avvio della riduzione del bilancio "in tempi relativamente brevi", sebbene dati specifici non siano stati forniti.
- Le azioni hanno una valutazione relativa interessante rispetto al credito con un rendimento previsto incline a potenziarsi con la fine della recessione degli utili negli Stati Uniti e in Europa.
- I principali rischi per i mercati azionari rimangono di ordine politico e sono passati dall'Europa agli Stati Uniti:
- Che le elezioni italiane saranno tenute nel 2017 è improbabile.
- L'esito delle elezioni britanniche ha generato ulteriori incertezze sul tono dei negoziati relativi alla "Brexit".
- Le tensioni geopolitiche in Siria, in Corea del Nord e potenzialmente in Iran possono generare incertezze.
- Lo slittamento nella tempistica dello stimolo fiscale a causa del mancato successo politico in seno al Congresso e all'indagine nei confronti del presidente minano la credibilità della presidenza Trump.
STRATEGIA PER I TITOLI AZIONARI REGIONALI
- Rimaniamo favorevoli rispetto ai titoli azionari dell'area euro. Un'espansione economica in corso più robusta e più ampia geograficamente, una banca centrale accomodante e un momentum sugli utili delle società robusto sostengono l'attrattiva degli asset rischiosi della regione. Inoltre, le valutazioni relative sono interessanti e i flussi da parte dei non residenti dovrebbero continuare ad aumentare.
- Manteniamo un sottopeso sui titoli azionari Europe ex-EMU. Le incertezze sulla situazione politica nel Regno Unito, i negoziati sulla "Brexit" e l'impatto sull'economia ci portano a evitare la regione.
- Manteniamo una posizione neutrale sui titoli azionari statunitensi. Nel 1T il recupero ciclico degli Stati Uniti ha segnato il passo e i dati sull'attività non viaggiano ancora di pari passo con l'ottimismo dei sondaggi. L'imprevedibilità di Donald Trump alimenta l'incertezza. Le dinamiche deflattive non sono più attive, tuttavia il momentum dell'inflazione globale aumenta solo gradualmente e richiede più tempo del previsto per materializzarsi. Individuiamo un rischio di esecuzione (per lo meno un ritardo nel 2018) nello stimolo fiscale previsto.
- Abbiamo un'esposizione neutrale sui titoli azionari giapponesi. Una crescita globale più robusta e un mix di politica interna accomodante sono i principali propulsori delle performance, tuttavia una moneta più debole è garanzia di maggiore convinzione.
- Siamo sovraesposti rispetto alle azioni dei mercati emergenti con l'India quale nostro mercato preferito. Beneficiano di valutazioni attraenti in un contesto di crescita globale robusto. Quest'anno, la Cina non dovrebbe scatenare un rischio sistemico e i dati più recenti (riserve in valuta estera, vendite al dettaglio, produzione industriale, prestiti) sono piuttosto favorevoli.
STRATEGIA PER LE OBBLIGAZIONI
- Manteniamo il sottopeso sulle obbligazioni e una duration short. Una Fed relativamente restrittiva e condizioni del mercato del lavoro in grado di accrescere le pressioni inflazionistiche ci fanno prevedere che i tassi di interesse e i rendimenti obbligazionari riprenderanno la tendenza rialzista. Con i rischi politici in recessione, il miglioramento dell'economia europea potrebbe inoltre favorire maggiori rendimenti della zona euro e a decorrere dal secondo semestre la BCE dovrebbe iniziare a fornire dettagli sul tapering.
- Continuiamo a diversificare evitando titoli di Stato a rendimento minimo/negativo:
- Abbiamo una visione neutrale sul credito con una contrazione degli spread significativa e un potenziale aumento dei rendimenti obbligazionari che potrebbero erodere la performance.
- Restiamo ottimisti sulle obbligazioni indicizzate all'inflazione e prevediamo un rialzo dell'inflazione core per effetto dell'aumento dei salari, delle minori pressioni deflazionistiche in Cina e dell'allentamento fiscale. Le potenziali misure protezionistiche negli Stati Uniti sono un jolly.
- Siamo in leggero sovrappeso sui titoli azionari dei mercati emergenti che traggono beneficio dai robusti fondamentali e da un carry interessante. Il contagio dal Brasile al resto dei mercati emergenti è stato contenuto.
- Siamo prossimi a un'esposizione neutrale dell'alto rendimento: la compressione degli spread ha superato gli obiettivi su entrambe le sponde dell'Atlantico, ma il carry permane interessante.
- Sul versante valutario, abbiamo mantenuto un sottopeso inferiore sulla GBP prima delle elezioni britanniche.





